Intervista pubblicata sul Secolo XIX, venerdì 9 novembre

Giacomo Conti, già segretario ligure e oggi consigliere regionale di Rifondazione, stravolge lo scacchiere politico: lascia cadere al linea del suo stesso partito e decide di andare a votare per le primarie del centrosinistra.
Non solo: annuncia che voterà per il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Il tutto puntando a un nuovo progetto politico, dalla parte dei lavoratori. Per Conti, “per superare la crisi economica e politica la sinistra deve assumersi le sue responsabilità, e indicare la via d’uscita: in caso contrario rischiamo la mazzata finale al mondo del lavoro e il disastro sociale”.

Conti, le prossime elezioni saranno decisive per il futuro e non solo della sinistra.
Dobbiamo indicare una prospettiva politica alternativa e tornare a essere socialmente utili. Dobbiamo abbandonare il settarismo che ci ha isolati dalla società e ci ha resi elettoralmente inconsistenti. L’unica via per riuscirci è dialogare con il Partito Democratico, soprattutto con quella parte che oggi sta ripensando criticamente l’iniziale fiducia alle ricette proposte dal governo Monti.

Il Pd ha indetto le primarie, voi di Rifondazione siete della partita.
Il problema è un altro. Il centrodestra si sta riorganizzando intorno a un progetto che ripropone per la prossima legislatura un nuovo governo Monti. Anche all’interno del centrosinistra, sono presenti posizioni che ritengono possibile proseguire le politiche del governo in carica. Analoga è la posizione dell’Udc di Casini. In questa situazione è sciocco affermare che l’esito delle primarie di coalizione sia indifferente rispetto al futuro del Paese e della sua gente. Solo un’alleanza progressista che veda insieme il Pd e le forze alla sua sinistra può sconfiggere questo disegno.

Il successo di questo schieramento dipenderà dalle primarie?
Si tratta di una partita decisiva, soprattutto interna al Partito Democratico, che si confronta su posizioni alternative e strategiche. Renzi vuole spostare totalmente il Pd sul versante del liberismo, senza spezzare la continuità con le politiche del governo Monti. Bersani, al contrario, ha avvicinato il Pd alle richieste del mondo del lavoro e della società.

Finisce che andrà a votarlo…
Sì, lo farò. Voterò Bersani.

Ma allora quale può essere il ruolo di Rifondazione?
Il prossimo governo dipenderà anche dal comportamento della sinistra. Sel è già in campo, l’Idv sta cercando di rientrare. Diliberto e il Pdci hanno dato la loro adesione a una possibile coalizione, così come il Movimento per il Partito del Lavoro di Salvi e Patta: manca solo l’appoggio del segretario di Rifondazione Ferrero. Una scelta a mio avviso grave, sbagliata. Che andrebbe immediatamente corretta perché sta portando a una quarta sconfitta elettorale disastrosa, che ci metterebbe ai margini della politica e significherebbe la scomparsa di Rc.

Ma in mezzo c’era Vendola…
La situazione impone fin dal primo turno l’affermazione dell’unico candidato capace di unire. Quindi, come hanno già annunciato altri in federazione della Sinistra, sosterrò Bersani.

Pubblicato il 09/11/12

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