N el carcere di Savona dieci detenuti occupano una cella di trenta metri quadrati, bagni compresi. Meno di tre metri quadrati a testa: secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo questa si chiama tortura.

Non si può vivere in celle sovraffollate in questa maniera. Quando anche gli spazi comuni fanno fatica a contenere i detenuti e ogni giorno ne entra di nuovi. Carceri così non permettono la rieducazione dei condannati (come previsto dall’articolo 27 della Costituzione), e anzi negano i diritti a una vita degna di chi deve passare anni in queste condizioni.

Oggi (con un manifestazione anche a Chiavari) scioperano gli avvocati penalisti, per protestare contro la continua emergenza del sistema penitenziario italiano e chiedere provvedimenti al governo. In tutta Italia la situazione è drammatica, con quasi settantamila detenuti in strutture che dovrebbero ospitarne circa 45mila.

In Liguria la situazione non è migliore. Nel penitenziario di Imperia ci sono più di cento detenuti su una capienza di 78. A Sanremo i carcerati sono il 50% in più di quanto sarebbe regolare: oltre 300 per 209 posti. Di Savona si è già detto, con 66 persone che si dividono 38 posti. Genova ha i numeri più allucinanti: con Marassi che ospita 790 detenuti invece che 450, e Pontedecimo che ne ha 191 rispetto ai 96 previsti. A Chiavari ci sono 194 detenuti su 70 posti regolamentari. La Spezia è l’unica eccezione: dopo la recente ristrutturazione ha una capacità di 269 posti, due i più dei detenuti presenti.

Un contesto come questo è inumano. Nel 2012 si sono suicidati 53 detenuti, dieci in più dell’anno scorso. Ma la vita è insostenibile anche per chi deve gestirli: dagli avvocati, alle associazioni e i medici e gli psicologi che lavorano con i carcerati, fino alle guardie di polizia penitenziaria che, sempre sotto organico, vedono aumentare rischi e responsabilità: basti pensare che dal 2007 i fondi a disposizione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) sono diminuiti del 10%, mentre la popolazione carceraria è cresciuta del 50%.

Nel gennaio 2010 il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza per il sovraffollamento delle carceri. E da allora i detenuti sono addirittura aumentati.

Il piano carceri, che avrebbe dovuto assicurare un aumento della capienza nazionale è in ritardo, e anzi a causa di alcuni lavori attualmente ci sono 5000 posti in meno.
A poco sono serviti i decreti firmati da Alfano e successivamente dal ministro Severino che prevedevano la possibilità di scontare ai domiciliari l’ultimo anno (aumentato poi a 18 mesi) della pena: su 140mila persone che hanno lasciato il carcere, solo poco più di ottomila sono andate ai domiciliari.

Il dramma delle carcere italiane è ormai diventato un problema cronico. I problemi sono noti, è ora di portare avanti soluzioni concrete: bisogna rafforzare il ricorso alle pene alternative al carcere, ridurre il numero di custodie cautelari (quasi la metà dei detenuti è in attesa di giudizio!), riformare il sistema penale per ridurre il numero degli ingressi, a cominciare da leggi su immigrazione o reati minori.

Un Paese civile non può più tollerare una situazione così drammatica.

Pubblicato il 22/11/12

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