L a crisi sociale e istituzionale, le difficoltà dell’economia, il persistere in tutto il continente di politiche di austerità, stanno portando alla recessione economica e alla rivolta populista. Questo clima, delicato e difficile, rende indispensabile che la prossima scadenza elettorale in Italia abbia un esito di svolta capace di concorrere – unitamente alla Francia e alla stessa Germania che andrà al voto subito dopo l’Italia – ad un diverso assetto sociale, economico e politico-istituzionale dell’Europa.

La sfida per una Europa sottratta all’egemonia della tecnocrazie e della finanza è oggi essenziale per dare effettive basi ad un’alternativa credibile in Italia. Diventerà sempre più difficile stare nella contesa della competizione globale. Importanti economie, dalla Germania agli Stati Uniti e alla stessa Cina, sono in frenata. È questo un aspetto molto preoccupante visto che l’economia italiana, in crisi di domanda interna, regge quasi integralmente sulle esportazioni (in particolare in Germania e in Usa). In ogni caso, né da noi né negli altri paesi principali d’Europa, si può proseguire senza una svolta sui mercati interni.

Per questo serve un vero e proprio rovesciamento delle politiche di contenimento dei debiti pubblici, il venire in campo di interventi decisivi per sostenere la crescita economica sostenibile e l’occupazione. La crisi morde, aumentano diseguaglianze ed esclusioni, il lavoro perde ruolo e tutele, cresce la disoccupazione e sono tantissimi ormai i giovani che convivono con la precarietà. Non è un caso che dall’altra parte dell’oceano, vedremo poi se con successo, il neoeletto presidente americano Obama proprio a questi nodi intende dare una risposta. Un nuovo interventismo pubblico teso sia a rianimare la crescita economica sia a rafforzare le protezioni sociali, ridimensionando la finanza con politiche che regolamentino l’attività del sistema finanziario al fine di ricondurlo alla sua funzione di servizio all’economia reale.

Sono insomma sfide grandi quelle che attendono la politica e difficilmente l’Italia potrà davvero uscire dalla condizione di difficoltà e disagio odierni senza affrontarle correttamente. Qui, come altrove in Europa, le gravi conseguenze sociali rovinano sugli equilibri istituzionali e sugli assetti stessi della democrazia. Siamo a un bivio drammatico: senza un mutamento effettivo della fisionomia economica e sociale dell’Europa si rischiano nuove e inedite tragedie.
Nascono, innanzitutto, da questo intreccio tra crisi economica e crisi sociale, i nuovi populismi, le rivolte dei cittadini contro la politica e la larga disaffezione da essa. È questo un nodo strutturale risaltato dagli scandali e dalla corruzione e accentuato da una parte della stessa classe dirigente, interessata alla totale delegittimazione della politica per affrancare la sfera economico-finanziaria da ogni controllo della democrazia.

Senza trovare strade e strumenti per ridare una funzione alla politica, affinché non sia la mera esecutrice delle direttive dei mercati e dell’economia, è illusoria per la sinistra la speranza di ritrovare una connessione sentimentale con i cittadini abbandonandosi alla demagogia della mobilitazione anticasta. Sobrietà e rigore nell’esercizio delle funzioni di politica e istituzioni vanno introdotte in dosi massicce, ma senza rimuovere quei nodi strutturali, primo fra tutti quello di una integrazione democratica almeno dell’Europa così come è ormai integrata su scala globale l’economia, si rischia il risucchio in un ribellismo indistinto e qualunquistico, pericoloso per la democrazia e privo di prospettive. Il cono d’ombra di una rivolta “economicistica” e autarchica contro la moneta unica porta l’Europa a una sua polverizzazione pericolosamente egemonizzata da istanze neopopuliste e reazionarie.

Possiamo sbagliarci, ma stanno in questi nodi concreti, e non nelle ragioni di un politicismo astratto che noi per primi rifiutiamo, i motivi per i quali ci sembra utile concorrere ad un successo elettorale del centrosinistra in Italia. La sua piattaforma d’intenti attuale è incoraggiante, anche se ancora insufficiente. Una più convinta convergenza di forze ed energie, politiche e sociali, capaci di rafforzarne un’impostazione antiliberista e la connessione con i movimenti e col Paese può segnare un contributo importante.

Rifondazione Comunista, per la sua storia, può e deve dare il suo contributo propositivo. È un partito che rappresenta un insieme di esperienze, di elaborazioni, di relazioni, di militanti e di gruppi dirigenti che non meritano l’isolamento in cui oggi si trovano. Scelte e valutazioni di questi anni, non sempre centrate, ma anche processi inediti più grandi che si sono determinati in Italia e nel mondo, ne hanno segnato una marginalità che non corrisponde però al suo effettivo insediamento materiale nel senso comune dell’Italia.

Rifondazione Comunista può non morire o estinguersi in aggregazioni antipolitiche confuse e indistinte (che sarebbe un diverso modo di morire), se trova la maturità e la forza di fare, in questo momento, una scelta di generosità verso il Paese e verso se stessa. Una eccessiva rigidità rischia di causare la disgregazione definitiva della Federazione della Sinistra e con essa il tramonto di fatto dello stesso Prc.

Tutti abbiamo commesso errori in questi anni e tutti con passione abbiamo dato il nostro contributo. Con questo spirito, che non individua capri espiatori, ma che intende solo sollecitare noi stessi a scommettere con più coraggio sul futuro, ci rivolgiamo a tutte le compagne e a tutti i compagni affinché diano un contributo – in questo momento ormai indispensabile e decisivo – per favorire nel Prc l’orientamento ad aprire un confronto con tutte le altre forze della sinistra e del centrosinistra. Sarebbe un modo per dare un senso alla nostra comune storia ed esperienza di questi anni e, insieme, una rinnovata volontà di concorrere a ridare una speranza al Paese.

Domenico BORRIELLO, Giacomo CONTI, Marco CRAIGHERO, Giovannino DERIU, Fabio DESOGUS, Luca GABRIELLI, Vittorio MACRI’, Maria Grazia MONTORO, Vito NOCERA, Roberto ROMEO, Alessandro SERRA, Emiliano SILVESTRI, Sandro VALENTINI, Luigi VINCI.

Roma, 25 novembre, 2012.

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