N asce in Liguria il comitato spontaneo dei pescatori professionisti per protestare contro il caro gasolio e contro le nuove normative introdotte dal decreto ministeriale 404, in applicazione del regolamento comunitario 1224. Pubblichiamo una sintesi del documento elaborato dal movimento di protesta e consegnato al Consiglio Regionale alla fine di gennaio 2012.
Raccogliamo con soddisfazione la notizia della non applicabilità dell’Iva sul carburante, che avrebbe paralizzato il settore e ci avrebbe privato di un diritto acquisito da decenni; ciononostante riteniamo che la Regione abbia il dovere di muoversi quanto prima per contenere i danni economici che l’applicazione del nuovo decreto sta provocando. Le nostre imprese, per assurdo, sono costrette a chiudere non per ragioni correlate alla crisi economica globale, bensì a causa di norme e balzelli dettati da Bruxelles, che non tengono conto della tipicità del nostro mare dove si pratica una pesca assolutamente non invasiva, caratterizzata dalla notevole varietà di specie oggetto di cattura e praticata al 90% da pescatori monoreddito.
A fronte di queste imposizioni i nostri colleghi europei possono beneficiare di fondi integrativi, piani di gestione fatti ad hoc per tutte le tipologie di pesca e prezzo del carburante mediamente inferiore del 30-40%; noi invece ci troviamo in una situazione di palese svantaggio per i nostri prodotti che, sebbene più pregiati, vengono svenduti in quanto i nostri mercati sono invasi dal pesce importato da tutto il mondo. Tutto ciò alla faccia dell’equità di cui oggi si fa un gran parlare. Quanto è stato fatto di buono per accorciare la filiera e garantire un maggior reddito ai pescatori, viene vanificato da un regolamento europeo che prevede l’etichettatura a bordo delle nostre barche ed una serie di adempimenti burocratici che fanno di questo che era un mestiere fatto di tradizione e storia marinara ligure, un vero e proprio ufficio di “sbrigo pratiche” galleggiante. Non ci sarà nessun beneficio per il consumatore finale, che nell’etichettatura con indicata zona FAO e nome in latino, non potrà certo distinguere un pesce locale da uno importato. Saremo sempre più succubi di questa concorrenza sleale da parte di chi pesca senza regole e con costi di gestione irrisori rispetto ai nostri. La parte che ci sembra più assurda di questo decreto è quella che riguarda la nuova regolamentazione delle tecniche di pesca, obbligandoci a non pescare in alcune zone e periodi stabiliti. Tali regolamentazioni sono state create senza nessuna conoscenza della realtà locale e perciò senza nessuna tutela dellespecie e dell’habitat marino, ma con grandissimo danno per gli operatori costretti a commettere infrazioni perpoter sopravvivere. Ci pare assurdo che nessuno intervenga per evitare di portare all’estinzione una parte importante dell’economia e della tradizione della Liguria, regione votata al mare, in cui a fronte delle imposizioni previste da tali nuovi regolamenti, si rischia di perdere un’intera generazione di pescatori.

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