T empo di mare, di spiagge e di tuffi. Stagione fondamentale per l’economia e l’occupazione della Liguria. Ma che mette in difficoltà chi volesse accedere liberamente alla spiaggia.
Fra stabilimenti balneari e cemento, spesso la spiaggia libera resta un miraggio, nonostante la norma regionale imponga che almeno il 40% del litorale adatto alla balneazione resti pubblico.

La regola viene rispettata, anche se con forti squilibri da zona a zona. Molte volte il patrimonio comune è stato concesso con troppa facilità, senza tenere conto degli interessi collettivi, tutela dell’ambiente e del paesaggio in testa.

Così oggi ci ritroviamo, come dimostra uno studio appena pubblicato dal Wwf, con quasi 12mila stabilimenti balneari (nel 2001 erano 5368), uno ogni 350 metri sui quattromila chilometri di spiagge del Paese.
Questo non vuol dire che bisogna chiudere gli stabilimenti o lasciare a casa chi ci lavora, piuttosto che occorre ripensare il modello di turismo, puntando su natura e sostenibilità e non su nuove speculazioni edilizie.

Una necessità che in Liguria è ancora più pressante che altrove: quasi la metà del nostro litorale è già cementificato.

La colpa, come sottolineato anche dal Wwf, è dell’incredibile numero di porti turistici. Da Bocca di Magra, in provincia di La Spezia, a Bordighera ci sono trentasette porticcioli sulla nostra costa. Per un totale che supera i 21mila posti barca. Uno ogni settantacinque abitanti. A cui si aggiungono decine di approdi e ormeggi minori. Decisamente troppi.

E allora non è più solo questione di quanti stabilimenti ci sono, è tutto il settore che va messo in discussione e per cui bisogna trovare nuovi obbiettivi.

Abbiamo un incredibile patrimonio (pubblico) da gestire al meglio perché possa continuare a portare turisti, ricchezza e benessere. Gli esempi positivi non mancano, come la Puglia che, dopo anni di lavoro, oggi ha il 60% delle spiagge a libero accesso.

Ormai sappiamo che continuare a costruire in riva al mare non porterà buoni risultati, nemmeno sul breve termine. La sostenibilità, la bellezza “naturale”, gli spazi liberi: ci sono altre strade per fare turismo. È ora che anche la Liguria inizi a percorrerle.

Pubblicato il 17/07/12

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