Il paradosso green dell’infopoint sui rifiuti

SESTRI LEVANTE (Genova) – Si può parlare di sostenibilità, riduzione del traffico e transizione ecologica e, allo stesso tempo, assumere decisioni che producono l’effetto opposto? È l’interrogativo che solleva a Sestri Levante il trasferimento del nuovo infopoint di Aprica — la società del Gruppo A2A che gestisce i servizi ambientali in città — dalla sede decentrata di Villa Ragone ai nuovi locali di Corso Colombo.

Per chi non conosce la geografia urbana locale, Corso Colombo non è una strada qualsiasi: è il principale asse commerciale della città aperto al traffico veicolare. Uno spazio che già oggi vive in un equilibrio delicatissimo tra mobilità, sosta, attività economiche e flussi pedonali.

A prima vista, la scelta potrebbe persino apparire ragionevole: avvicinare il servizio ai residenti, evitando ai cittadini del centro di dover raggiungere la periferia. Si tratta di un’obiezione legittima, dato che fino a ieri i residenti del centro storico erano costretti a usare l’auto per spingersi fino a Villa Ragone. Ma è proprio qui che emerge il nodo della questione, perché accessibilità non significa automaticamente centralità.

Lo sportello Aprica non è un semplice ufficio informazioni o uno sportello amministrativo leggero. È il luogo fisico dove i residenti si recano per ritirare le dotazioni annuali dei sacchetti per la differenziata, ritirare o sostituire i mastelli, gestire pratiche e sostituire le tessere magnetiche. Per questo, la precedente collocazione nella zona artigianale di Villa Ragone rispondeva a una logica precisa: un’area facilmente raggiungibile con impatto nullo sulla viabilità urbana.

Dal 17 giugno il modello cambia. Il servizio si sposta nel cuore della città, mantenendo però gli stessi orari di apertura: il mercoledì pomeriggio e il sabato mattina. Ed è qui che si innesca il vero corto circuito logistico. Concentrare l’apertura in sole due finestre temporali significa comprimere l’utenza in momenti blindati della settimana. Il punto critico coincide inevitabilmente con il sabato mattina, proprio nelle ore in cui il parcheggio di piazza del mercato — la principale area di sosta nelle immediate vicinanze — è del tutto indisponibile per lo svolgimento del mercato settimanale. La conseguenza prevedibile non è solo un disagio individuale, ma il rischio concreto di generare una paralisi localizzata, fatta di auto in cerca di parcheggio, soste selvagge, aumento dei tempi di percorrenza e un peggioramento complessivo della vivibilità della zona.

Naturalmente, ogni scelta amministrativa comporta un compromesso e nessuna soluzione è perfetta. Ma se l’obiettivo è davvero ridurre i chilometri inutili e facilitare la vita delle persone, il focus non dovrebbe essere dove collocare un ufficio, ma come organizzarlo attraverso una distribuzione diffusa sul territorio, finestre temporali più ampie per evitare l’effetto imbuto o modalità alternative di consegna.

La transizione ecologica non si fa con gli slogan, ma pianificando i servizi pubblici in base ai flussi reali della città. Altrimenti, il rischio è che per ritirare un sacchetto biodegradabile, si finisca per inquinare il doppio.

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