Lo sport non è solo esercizio fisico o attività agonistica: è una componente fondamentale del benessere individuale e collettivo, un potente strumento di educazione, un presidio sociale e un indicatore della qualità urbana. È salute pubblica, è prevenzione, è partecipazione. È cultura vissuta nel corpo e nella relazione con gli altri.
In una città come Sestri Levante, sospesa tra mare e collina, con un tessuto urbano ricco di frazioni e quartieri, con una forte identità ma anche diseguaglianze territoriali crescenti, lo sport può e deve tornare a essere un motore di coesione, un linguaggio comune e un diritto per tutti.
La pratica sportiva ha effetti dimostrati sulla salute fisica e mentale: riduce l’incidenza di patologie croniche, migliora la qualità della vita, contrasta la solitudine, rafforza l’autostima. Non meno importanti sono gli effetti sull’ambito educativo e sociale: lo sport insegna regole e libertà, rispetto e responsabilità, confronto e solidarietà. Eppure, proprio quando questi bisogni si fanno più urgenti – tra nuove povertà educative, disagio giovanile, frammentazione urbana – l’accesso allo sport resta ancora oggi profondamente diseguale.
Questa disuguaglianza si manifesta chiaramente nei dati: in Italia il 40% degli adolescenti non ha mai praticato sport e tra coloro che lo iniziano, oltre un terzo abbandona tra i 13 e i 16 anni. Le ragioni sono molteplici e complesse: costi insostenibili per molte famiglie, carenza di impianti accessibili, mancanza di un’offerta educativa inclusiva, e, soprattutto, la pressione crescente che accompagna l’attività sportiva giovanile, troppo spesso vissuta come un campo di selezione, non come un contesto di crescita. L’ossessione per la prestazione, il culto della vittoria a tutti i costi, l’ansia da prestazione alimentata da adulti – allenatori, dirigenti, genitori – che confondono l’ambizione con la proiezione di sé nei figli, finiscono per allontanare i ragazzi e le ragazze.
In questo scenario, è fondamentale rimettere al centro la funzione educativa e sociale dello sport, recuperando le sue radici più autentiche: il gioco, l’inclusione, l’aggregazione.
Oggi, tre adolescenti su cinque preferiscono rifugiarsi nel mondo digitale, percependo l’attività sportiva come estranea, faticosa, persino ostile. Questo scenario, tuttavia, non è un destino inevitabile: è il frutto di un sistema che ha perso il contatto con i bisogni reali delle nuove generazioni. Per questo, una nuova politica dello sport deve partire dalla domanda sociale: chi non riesce ad accedere allo sport e perché? Dove si creano le disuguaglianze?
Come garantire a ogni bambina e a ogni bambino la possibilità di trovare nello sport un luogo sicuro, accogliente e stimolante? Sestri Levante può diventare un laboratorio avanzato in questa direzione, facendo leva sul patrimonio umano e associativo di grande valore, rappresentato da decine di società e volontari che ogni giorno tengono aperti campi e palestre.
Serve una strategia integrata, capace di mettere insieme urbanistica, lavori pubblici, scuola, sanità, servizi sociali e cultura. Serve una politica che ascolti, coinvolga, sostenga. Che non lasci sole le famiglie, non carichi tutto sulle spalle del volontariato, e che non confonda sport con spettacolo, né cultura sportiva con marketing.
Lo sport è un diritto, non un lusso. È una scuola di cittadinanza, non un palcoscenico per pochi. È un’esperienza che può cambiare la vita, ma solo se la rendiamo possibile per tutti.

