Sestri Levante continua a mostrarsi al visitatore con il volto migliore di sé. Le due baie, il promontorio, il centro storico raccolto tra mare e caruggi, la qualità paesaggistica che da sempre la distingue nel Levante ligure. Nei mesi della bella stagione la città si riempie, i tavolini all’aperto si moltiplicano, gli alberghi lavorano, le spiagge diventano il punto d’incontro di residenti e turisti. A uno sguardo superficiale tutto sembra confermare l’idea di una località prospera, capace di reggere il tempo e i mutamenti.
Eppure, proprio nelle città apparentemente più fortunate, i problemi più seri spesso non arrivano con il fragore delle crisi improvvise. Si insinuano lentamente, quasi senza farsi notare. È quello che si potrebbe definire un declino silenzioso: non la decadenza evidente, ma la progressiva perdita di popolazione residente, di giovani, di funzioni sociali ed economiche, di equilibrio tra chi vive la città tutto l’anno e chi la frequenta soltanto per brevi periodi.
I numeri aiutano a comprendere il fenomeno. Oggi Sestri Levante conta poco più di 17 mila abitanti. Negli anni Ottanta ne contava oltre 21 mila. In poco più di quattro decenni si sono persi più di quattromila residenti. Non si tratta soltanto di una riduzione statistica. Significa meno bambini nelle scuole, meno famiglie giovani, un’età media che cresce, una domanda di servizi che cambia profondamente. Significa, soprattutto, una città che fatica a rinnovarsi.
Parallelamente, il patrimonio abitativo non manca. Si stima che sul territorio comunale insistano circa 12 mila unità immobiliari residenziali. Ma una quota rilevante, quasi la metà, è utilizzata come seconda casa, come locazione turistica breve o in modo discontinuo. È un fenomeno comune a molte località costiere, ma a Sestri assume un peso specifico importante. Perché mentre le case esistono, trovare un appartamento in affitto annuale a costi sostenibili diventa sempre più difficile. Le giovani coppie faticano a restare, i lavoratori stagionali non trovano sistemazioni adeguate, molti finiscono per spostarsi nei comuni vicini.
Il turismo, naturalmente, rappresenta una risorsa essenziale. Nessuno può ignorarlo né tantomeno demonizzarlo. Sestri dispone di una capacità ricettiva significativa: oltre venti alberghi, quasi 1.700 posti letto alberghieri e oltre 5 mila posti letto complessivi se si considera il comparto extralberghiero. Sono numeri rilevanti per una città di queste dimensioni.
Il punto, però, non è se il turismo sia utile. Il punto è se possa bastare.
Quando una città concentra troppe aspettative su un’economia fortemente stagionale corre il rischio di produrre lavoro discontinuo, bassi salari medi e scarse opportunità per i giovani qualificati. Sestri Levante possiede anche un’altra storia, non meno importante: quella industriale e artigianale. Rinunciare a una di queste componenti significherebbe impoverirsi.
Il confronto con Chiavari rende il quadro ancora più chiaro. Chiavari, con circa 27 mila abitanti, si è consolidata come polo dei servizi del Tigullio: scuole superiori, sanità, commercio, professioni, funzioni amministrative. Ha assunto il ruolo di centro urbano di riferimento del comprensorio. Sestri Levante possiede invece una vocazione diversa: più manifatturiera, più turistica, più paesaggistica, più orientata alla qualità della vita. Se Chiavari cresce come centro, Sestri può crescere come modello. Ma un modello non si improvvisa. Va costruito.
La questione abitativa è il primo nodo da affrontare. Senza politiche che favoriscano la residenza stabile, il rischio è trasformare progressivamente la città in un luogo frequentato più che vissuto. Occorrono strumenti capaci di incentivare gli affitti lunghi, recuperare gli alloggi sfitti, favorire l’accesso alla casa per le nuove generazioni e trovare un equilibrio ragionevole tra economia turistica e diritto alla residenza.
Il secondo nodo riguarda il lavoro. Il turismo da solo non basta a sopperire il declino industriale di questi anni. Servono occupazione stabile e settori innovativi: economia del mare, servizi avanzati, commercio di qualità, cultura; insomma, attività capaci di produrre reddito durante tutto l’anno.
Il terzo nodo è demografico e sociale. Una città che invecchia ha bisogno di servizi adeguati, ma ha soprattutto bisogno di giovani che restino o tornino. Per riuscirci deve offrire opportunità, case accessibili, mobilità efficiente, spazi culturali, qualità urbana.
Infine c’è il tema dello sport, spesso sottovalutato. In realtà rappresenta una leva decisiva di salute pubblica, coesione sociale e attrattività territoriale. Poche città hanno, come Sestri Levante, la possibilità di integrare mare, collina, clima favorevole e tradizione associativa in un progetto di città attiva tutto l’anno.
Davanti a Sestri Levante si aprono due strade. La prima è quella dell’inerzia: meno residenti, più seconde case, popolazione anziana crescente, economia fragile e dipendente dai picchi stagionali. La seconda è quella della visione: una città che difende la propria bellezza senza trasformarla in rendita, che rimette al centro chi la abita, che investe su lavoro, giovani, scuola, sport e innovazione.
La vera domanda, in fondo, è semplice: Sestri Levante vuole essere soltanto un luogo da visitare, oppure un luogo in cui vivere bene?
La risposta deciderà il suo futuro molto più di qualunque stagione turistica.

